4 ottobre 2010

Incidenti sul lavoro. Creativo.

Di solito, quando a un creativo arriva un brief per una campagna sociale egli si dimostra piuttosto contento per svariati motivi. Innanzitutto, occuparsi una tantum di una buona causa lo distrarrà per un po' dal prodotto/cliente su cui si sta incancrenendo da tempo immemore. In secondo luogo, la leggera ripulitura di coscienza causata dal nobile impegno lo farà sentire più buono e la bontà stempererà parzialmente il fiele della quotidiana frustrazione. Ma ciò che più lo stuzzicherà sarà la segreta speranza di riuscire per una straccia volta a realizzare una campagna di quelle buone e belle. Magari non proprio all'altezza di quelle su cui sbava sfogliando certi Archive, ma comunque una bella roba che nel portfolio farà la sua figura.
E' una speranza che ritengo doveroso coltivare sempre e comunque, con una sola eccezione: quando il committente è un Ministero Italiano Di Qualunque Genere e Importanza. In questo caso, il creativo farà bene a mettersi il cuore in pace e a cogliere filosoficamente l'occasione per vedere sotto una nuova luce, rivalutandolo, il suo porco lavoro di ogni giorno. Per una cosa da Archive sarà più facile aspettare il brief di una setta satanica o emigrare all'estero.

Un buon esempio recente è la "Campagna Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro" a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzata dalla Acciari Consulting, prestigiosa struttura romana di "Esperti in Marketing della Comunicazione e dello Sport".
Sorvolo sulle perplessità che mi suscita una campagna per la sicurezza sul lavoro indirizzata al lavoratore più  che all'imprenditore (tre a uno, e quell'uno suona tanto come un contentino), al quale si chiede di pretenderla come se si trattasse dello scontrino al bar, e mi limito ad osservare l'esemplare esecuzione del messaggio.

Tanto per cominciare (malgrado sia difficilissimo decidere da dove), il copy rappresenta un interessante, trasgressivo tentativo di ribellione ai canoni Archive di cui sopra. Basta con le pagine a tutta foto e due paroline due di titolo in corpo 10: la parola d'ordine è scrivere tutto quello che ci va di scrivere, ovunque ci sia posto e anche dove non ce ne sarebbe, purché l'effetto finale sia destabilizzante. Confesso che mi affascina molto la posizione della scritta "Sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica", un elemento  così fondamentale  per la riuscita del messaggio da meritarsi il posto fisico dell'headline. Ma anche la frase di circostanza buttata lì sul post-it ha il suo fascino perverso, un po' per la prosa da impresario funebre e un po' per quell'uso finto vero del foglietto giallo che ricorda tanto i direct mailing Postal Market di un tempo. A voler guardare, più o meno lo stesso tempo in cui si usavano ancora le polaroid e ancora tante donne buttavano via il proprio cognome dopo il matrimonio, proprio come Marina Oriani (operaia tessile) e Giovanna Rizzi (infermiera). Un tocco vintage compensato dall'estrema modernità delle fotografie ma soprattutto della scelta cromatica per i riquadri di testo, fortemente segnaletici come solo gianduia e nocciola sanno esserlo. Ma anche la cacca, ora che ci penso.













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