14 luglio 2011

Il gusto della scorza parla chiaro

Ogni essere dotato di un minimo d'intelletto e del senso del gusto, dopo aver mangiato la sua prima fetta d'anguria, mette a frutto l'esperienza e fa tesoro di un dato importante: la bontà della fetta d'anguria decresce di pari passo col diminuire dell'intensità del rosso. Più il colore si fa pallido, meno zuccherina è la polpa. Terminata questa, comincia il verdolino della scorza, che notoriamente fa schifo. Generalmente tutti si adeguano a questa realtà, per scomoda che sia, ma ci sono sempre delle eccezioni. 

Le stimate ditte Simmenthal e James Walter Thompson, ad esempio, non si vogliono proprio rassegnare, e insistono a raschiare con i denti l'immangiabile, sperando di convincersi e convincerci che ci sia ancora del buono, che la fetta d'anguria dei giochi con la parola Simmenthal non sia finita tante estati fa.

Era succosa, e ce la siamo gustata tutti con piacere, prima insieme a Walter Chiari con il suo  Simmenthalmente buona e poi con il bimbo anagrammista della Tinsemmhal, ma è finita, finita come prima o poi finiscono tutte le cose, a cominciare da noi stessi. Bisogna farsene una ragione.

Niente da fare, ci vogliono riprovare a tutti i costi. E per fare le cose in grande, si affidano addirittura al regista supercampione d'incassi Luca Miniero.
Eppure, malgrado il magico tocco di uno dei più grandi maestri viventi del cinema italiano, la scorza è scorza, e il suo gusto parla chiaro: fa sempre schifo.




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