23 dicembre 2010

Siamo in mutande. Auguri.

Alé, pure il 2010 sta per finire di consumarsi davanti ai capponi, le lenticchie, le gioie dei bimbi e le spaventose tristezze di chi non ha il fisico per reggere alla felicità natalizia.
In questi giorni, a noi vecchi, cominciando dal Presidente della Repubblica, piace fare gli auguri tirando le somme del presente che ci meritiamo.
Per gli auguri di Porkfolio ho voluto scegliere un'immagine emblematica, rappresentativa dei tempi che viviamo, di cui la pubblicità, che le piaccia o meno, resta uno degli specchi più affidabili.

Tempi in cui le città si riempiono allegramente di poster nei quali tale Christophe Le Friant (nome d'arte Bob Sinclar), famoso disc-jockey francese dall'espressione un po' sfigata (non scrivo dj perché ritengo che l'acronimo tenda a nobilitare la figura professionale) spalanca il suo giubbotto di pelle per mostrare la perfezione dei suoi addominali e la prepotenza del suo gallico pacco, contenuto in un paio di braghette rosse da veglione tamarro sulle quali sta simpaticamente scritto "SEX INSTRUCTOR First Lesson Free". Marca Yamamay.

Tempi in cui chi pensava che la parità dei sessi si poteva raggiungere a cominciare dal progressivo abbandono dell'utilizzo della famosa donna-oggetto ha potuto invece assistere a un livellamento in senso vizioso anziché virtuoso. In poche parole, non solo le donne non hanno smesso di mostrare culo e tette, anzi, ma hanno cominciato a farlo anche gli uomini.
In compenso, la donna continua a contare una beata minchia, anche se ora le è permesso di commentare pubblicamente i culi degli uomini come al bar sport. 

Accompagnati dalle spensierate note delle hit della zoccoletta italoamericana del look versione 2.0, in questi tempi ci si può accorgere senza un grosso sforzo che la volgarità, nella sua accezione più ampia, ci sta ricoprendo come una glassa che del cioccolato ha solo il colore, e che a voler praticare il pudore, nella sua accezione più ampia, ci si ritrova in compagnia di quattro gatti pasdaran fulminati da dio.
Ma tant'è.


Tanti auguri a tutti per tutto. E che Babbo Natale ce la mandi buona.




15 dicembre 2010

Ma xché?

Quando la pubblicità vuole parlare ai giovani, quasi sempre finisce per fare la stessa brillante figura del cinquantenne che si palesa alla festa del figlio con i jeans calati a metà culo dicendo - Ué, raga, c'è movimento? -.

E' un classico dell'incomunicabilità intergenerazionale, una cacca facilissima da pestare a tutta suola anche  per chi di mestiere fa, o dovrebbe fare, il comunicatore.
Questo perché è molto comodo pensare che per essere accettati dai giovani sia sufficiente esprimersi attraverso quello che si pensa essere il loro linguaggio (come se ce ne fosse uno solo e ufficiale) mettendo insieme quattro luoghi comuni a buon mercato, senza rendersi conto di come il tutto suoni falso e di conseguenza odioso.

Il cosiddetto gergo giovanile, anche nella versione più aggiornata, nel momento in cui esce dalla bocca costellata di corone e impianti di chi giovane non è più da un pezzo diventa immediatamente obsoleto e insignificante. Soprattutto se finalizzato alla paternale della campagna sociale governativa o paragovernativa, quella che vuole convincere i giovani a non fumare, non drogarsi, non ubriacarsi e non andare a schiantarsi in macchina alterati dai suddetti vizi.
Sacrosanti quanto difficili insegnamenti, doverosi da parte del mondo adulto, che perdono di ogni credibilità quando l'adulto pensa di potersi trasformare in un tuo coetaneo per impartirteli da amico simpatico, illudendosi che tu ti beva la commedia. 
E malgrado sia palese che riuscirà a convincere soltanto chi già non aveva intenzione di fumare, drogarsi, ubriacarsi e schiantarsi in macchina, insiste in questa parte e ci prova a scadenze quasi regolari.

Adesso è venuto il turno della campagna contro il fumo promossa dal Comune di Milano in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, ideata dalla premiata ditta Casiraghi&Greco.
In questo caso, probabilmente grazie a estenuanti sessioni di brainstorming, gli adulti giungono a una geniale intuizione sul linguaggio giovanile del momento: i giovani d'oggi si esprimono con gli emoticons e gli sms. 
Ergo anche noi adottiamo con simpatia quel linguaggio (senza parolacce, però, che non bisogna dare il cattivo esempio) e rafforziamo il tutto con qualche dato di ricerca e una toccante frase dell'Assessore alla Salute Gianpaolo Landi di Chiavenna che, si sa, ha sui giovani più o meno lo stesso ascendente di Vasco.
 

Voilà.
Il risultato è una multisoggetto di ben ventidue poster, uno più spiritoso dell'altro. Proprio per questo non sono riuscito a fare una selezione e li ho pubblicati tutti.

Buon divertimento.





















9 dicembre 2010

Gli effetti della restaurazione democratica


In fondo, le campagne pubblicitarie sono un po' come i governi: ce n'è di storiche, che resistono imperterrite negli anni con minimi aggiustamenti come vecchie balene democristiane, e ce n'è che durano un niente malgrado sembrava dovessero rappresentare l'alternativa  per il futuro. Ci sono campagne rivoluzionarie e campagne conservatrici. Ci sono dittature di prodotto che soffocano nel sangue qualunque moto creativo e ci sono esperimenti velleitari di sedicente libera creatività.

In questi giorni, nel tradizionale anch'io-anch'io della pianificazione panettonara, ha fatto la sua comparsa uno spot firmato Young & Rubicam che di per sé, nella sua piatta correttezza, non meriterebbe più di altri di entrare in questo porkfolio. Eppure l'ho voluto premiare con un ingresso in quanto  perfetto esempio di campagna di restaurazione democratica.

Come mettere la parola fine  ai governi degli ultimi anni e all'ingombrante eredità di format  superati? Ovvio: con la democrazia, prima e ultima spiaggia dello spot alimentare, dove demo non si riferisce al popolo ma prosegue in nstration. Il vuoto  totale di proposta politica, di idee, si riempie così con gli ingredienti del prodotto (i principali, s'intende: ancora non s'è vista un'appetitosa colata al ralenty di conservanti, addensanti, emulsionanti e coloranti) che danzano al ritmo delle ultime apposite tecnologie.


È lì che sta la porcata, nella più completa, deprimente rinuncia a una qualunque idea creativa, probabilmente frutto di un simile perverso ragionamento: - Ho spazi risicati da 15 e 20 secondi nel mezzo della ressa dei concorrenti: vuoi che li butti via cercando di farmi notare per l'originalità del messaggio? Mica sono scemo: punto tutto sulla qualità degli ingredienti e l'esperienza del marchio. Come fanno tutti.
Ecco allora che, all'insegna della massima differenziazione dai concorrenti, "La magia del Natale è nell'aria...miele splendente, mandorle e nocciole croccanti e un abbraccio di cioccolato...Natale Sperlari, la magia continua". 

L'unica vera magia di questa storia è un salto nel passato a ventidue natali fa. Correva l'anno 1988, e lo spot natalizio Sperlari era questo.
 
 




29 novembre 2010

Ha ha...doping!

Parlare di formaggio mi ha fatto venire voglia d'insalata. Ma mica  di una qualunque,  di un'insalata così buona ma così buona che quando la versi nell'insalatiera non riesci a proprio a resistere alla tentazione e ne arraffi una foglia scondita per cacciartela in bocca come farebbe una capra, prima che a qualcun altro venga la stessa idea. Un'insalata Bonduelle, a quanto pare l'unica capace di scatenare tra gli umani una fame chimica per i vegetali normalmente possibile soltanto tra erbivori dediti al forte consumo di cannabis. 
Questo per quanto riguarda l'appetizing. Perché riguardo invece alla comunicazione, le droghe necessarie per arrivare a concepire (ma soprattutto a lasciar uscire dalla stanza della coppia creativa) un esilarante vocabolario fatto di stapping, conding, forchetting, prending, apring, versing, manging, scegling, preming, agiting, gusting sono ben più pesanti, così come gli eccitanti evidentemente assunti dai protagonisti dei tre film e dal simpaticissimo speaker.
Mi chiedo se in Red Cell, nel down conseguente, qualcuno abbia poi visto il risultato così come lo vedo io. 



23 novembre 2010

Un po' più...un po' più...

Confesso che ho sempre avuto un debole per questa campagna, ed è stato un piacere ritrovarla in onda alcune sere fa e poterne apprezzare ancora una volta tutta la carica di dirompente simpatia che la contraddistingue.  Mi piace anche perché è un buon esempio di quel tipo di campagna che più contribuisce a far detestare i pubblicitari presso il popolo televisivo, quella che ha come immediata reazione il classico: - Ma ci prendono per deficienti? -.  
Una domanda di un certo peso, alla quale mi sento di rispondere: "no", e non per difendere le intenzioni della categoria a cui mi dolgo di appartenere, quanto perché sono certo che in questi casi l'unico quoziente intellettivo determinante non è quello appartenente al pubblico.

Quindi è meglio non farne un fatto personale, e godersi questi gioiellini della creatività Young & Rubicam, grande agenzia che, come già ebbi modo di dire, ricordavo un po' più...un po' più...





18 novembre 2010

Grazie, Alvaro

È normale consuetudine che, di tanto in tanto, il cinema presti alla pubblicità il talento dei suoi registi, dei Maestri Cinefotografi, dei musicisti e persino delle guardarobiere. I risultati sono ottimi, e vanno dal commovente colossal  sulla storia nei secoli di un campo di grano allo spot di taglio più tradizionale, così tradizionale da non essere distinguibile da un normalissimo brutto spot.

Tutto ciò avviene alla luce del sole, o meglio, sotto i riflettori di appositi giornaletti  eventisti di settore. Quasi nessuno è invece a conoscenza di un altro, finora segreto apporto artistico alla pubblicità televisiva da parte di un grande protagonista del cinema italiano. Dal semplice sospetto si è ormai arrivati alla certezza, via via che la sua produzione si arricchiva (e ci arricchiva) di perle inequivocabilmente frutto della sua inconfondibile cifra stilistica.

Sto parlando del grande Alvaro Vitali e della sua seconda giovinezza nei panni di ghost-copywriter (l'uomo è schivo e modesto) per numerose agenzie. Elencare tutto quanto è uscito dalla sua penna per dare il successo a campagne di prim'ordine è un'impresa impossibile, ma basta citare capolavori come l'irresistibile "Beato chi s'o fà, er sofà" o il raffinato "Brava, Giovanna...brava..." per toccare con mano il genio creativo che lo anima. Mi sono deciso a parlarne pubblicamente dopo la recente messa in onda del suo ultimo lavoro, sicuramente annoverabile tra i migliori, per la fortunata DraftFCB.

Si tratta di un film della campagna multisoggetto cross-category per Nivea For Men, dove il grande Alvaro, con una sola, geniale battuta, riesce nel miracolo di trasformare un personaggio serio e intelligente come Clarence Seedorf in un perfetto segaiolo da primo banco, tributo vivente alle magiche, indimenticabili atmosfere di "Pierino contro tutti"  e "L'insegnante balla...con tutta la classe".

Grazie, Alvaro. La tua è una preziosa lezione di stile e di freschezza per  noi vecchi copywriter che, ancora impastoiati da un inutile senso del pudore, rischiamo sempre più di essere tagliati fuori dal nuovo che avanza: la comunicazione Bunga Bunga.
  

15 novembre 2010

Pianeta moda: oliare bene e coprire la teglia con la stagnola

Esiste un pianeta in cui la pubblicità segue strade tutte sue, lontane anni luce dalle superstizioni del nostro, tipo il copy, le promesse esplicite, il cosiddetto "pensiero laterale" eccetera eccetera. Su quel pianeta si diffida giustamente dalle polverose agenzie, dal momento che chi Crea (vestiti e affini), considerandosi un Artista, generalmente schifa i cosiddetti professionisti della comunicazione e si fida soltanto della complicità di un altro Artista par suo , quasi sempre il fotografo più trendy del momento. 
Prodotto (blasfemia, ma è per intenderci), manichini selezionati e cartellino con la marca ben visibile sono gli unici ingredienti necessari alla creazione di situazioni di straordinaria suggestione, intriganti e spesso trasgressive, che danno luogo a ricercate forme di vetrinismo estremo molto apprezzate tra gli abitanti di quel pianeta ma quasi sempre imbarazzanti per noi dell'altro. E' il pianeta moda.

Per quanto si tratti appunto di altro pianeta, molti di questi tableaux-vivants si meritano a mio parere di ben figurare nel porkfolio, in un'apposita sezione dal sapore internazionale  che vado oggi a inaugurare con questa raffinatissima campagna per il profumo Bang di Marc Jacobs.
Il ben strutturato signore unto nella stagnola come un pollo allo spiedo dell'esselunga è lo stesso Marc Jacobs, professione stilista. 
L'equivalente di un Giovanni Rana nudo con una confezione gigante di tortellini sopra al pacco, sul nostro pianeta.



10 novembre 2010

La conta delle patate 2.1 (free upgrade)

La produzione di nuovi testimonial, vera linfa della pubblicità made in Italy, prosegue senza sosta. Quindi è necessario restare aggiornati sulle novità e le tendenze dell'unico straccio d'idea premasticata che non conosce crisi. Dopo La conta delle patate e La conta delle patate 2, sono lieto di presentarvi l'upgrade gratuito: La conta delle patate 2.1. Le patate new entry  (e i nuovi prodotti pro-patata) sono sottolineate. Enjoy!

Belén Rodriguez /Christian De Sica: Tim
Hillary Blasi / Francesco Totti / Luca e Paolo: Vodafone 
Fiorello: Infostrada + Sky
Giorgio Panariello /Vanessa Incontrada: Wind 
Aldo Giovanni & Giacomo: Wind 
Michelle Hunziker /John Travolta: Telecom 187 
Claudio Bisio: 892424 Pagine Gialle 
George Clooney / John Malcovich: Nespresso
Dustin Hoffman: Caffè Vergnano            
Sabrina Ferrilli: Poltronesofà 
Alessia Marcuzzi/Geppi Cucciari: Danone Activia 
Ciro Ferrara: Danone Danette
Fabio De Luigi: DIxan
Raffaella Carrà: Danone Danacol 
Natasha Stefanenko: Danone Vitasnella 
Carlo Conti: Danone Actimel 
Stefania Sandrelli: Danone DanaOs 
Vittoria Cabello: Crodino
Cristina Chiabotto: Acqua Rocchetta 
Alessandro Del Piero: Acqua Uliveto
Paola Cortellesi: Acqua Brio Blu 
Cassano, Pato, Legrottaglie, Cambiasso…etc. : Sky calcio           
Martina Colombari/Billy Costacurta: Roncato                      
Antonella Clerici/Enrico Montesano: Grand Soleil                       
Paolo Bonolis/Luca Laurenti: Lavazza 
Gialappa's band: Intesa San Paolo 
Benicio Del Toro/Caroline Correa: Magnum Algida 
Uma Thurman: Giulietta Alfa Romeo 
Valentino Rossi/Paolo Cevoli: Fastweb 
Ricky Tognazzi: Ponti 
Veronica Pivetti: Acchiappacolore Grey
Elio e le storie tese: Cynar 
Gerry Scotti: Riso e pasta Scotti + Edison
Federica Pellegrini: Pavesini 
Gerard Depardieu: Cirio 
Fiona May e figlia: Kinder fetta al latte 
Andrew Howe: Kinder Bueno
Alex Schwazer: Kinder Pinguì 
Valentina Vezzali: Kinder Cereali 
Licia Colò: Kinder Cioccolato  
Josefa Indren: Kinder Delice  
Gianluigi Buffon: Kellog's Coco Pops 
Raul Bova e consorte: Alitalia 
Carolina Kostner: GrissinBon
Manuela Arcuri/Gabriel Garko/Massimo Ghini: Poste Italiane 
Marco Melandri/Marco Simoncelli: Prink 
Giorgio Chiellini/Marco Materazzi: Mediaworld promozione mondiali 
Silvio Berlusconi: Ministero del Turismo Italiano (solo in voce)
Mina: Pasta Barilla (solo in voce)
La Premiata Ditta: campagna sicurezza strade del Ministero dei Trasporti 
Cristiano Militello: campagna sicurezza strade del Ministero dei Trasporti 
Christian De Sica: campagna sicurezza strade del Ministero dei Trasporti  
Christoper Lambert: Fiat Doblò Cargo
Alessandro Gassman: Aido 
Melissa Satta: Peugeot 107 Sweet Years 
Alessandra Sensini: Kinder Maxi 
Irene Grandi: Pocket Coffee  
Milly Carlucci: campagna per la mediazione civile del Ministero della Giustizia
Diego Abatantuono: Parmacotto
Franco Califano: Barracuda
Luciana Littizzetto: Coop
Bob Sinclar: Alfa Romeo Mito  
Giovanni Allevi: Fiat Punto

Per un totale di 95 testimonial in tv. Evviva.

5 novembre 2010

Lei sta con Timme

- Brava...così...poggiate deppiù ar discobbolo...
- che?
- er discobbolo...'a statua
- ah...cossì?
- così...brava...famme vede 'a chiavetta e arza 'a coscia sur peplo
- che?
- er peplo...er vestito...escila deppiù da lo spacco...così...brava...
famme vede 'a sisa...sì...arza 'n po' er piede bbello...sì...deppiù...coosì...
mò guardame come sett'attizzo 'n sacco...deppiù...
de meno...coosì...feerma...quest'è perffetta, è. Perffetta.

29 ottobre 2010

Photoshop Mon Amour

In questi giorni è tutto un brulicare di seminari, corsi, tutorial dedicati alle meraviglie della Adobe Creative Suite CS5 Production Premium, il magico baule di software oggi vieppiù magico, ma soprattutto all'apprendimento delle staordinarie novità di Photoshop, quelle che permetteranno agli art director di lanciarsi in sperimentazioni genetiche, trapianti e interventi di chirurgia plastica ben oltre qualsiasi limite etico-morale, perdipiù partendo da fotografie ancora più scrause del consueto. 
Sembra impossibile che tutto ciò accada negli stessi giorni e sullo stesso pianeta di Libera e della sua campagna per gli ammorbidenti Mon Amour Felce Azzurra. In tre fantastiche profumazioni!






26 ottobre 2010

Il tonno della ragione genera mostri

Provare a vendere tonno in scatola dicendo chiaramente che mangeremo la suocera di uno di questi simpatici esemplari ittici francamente non è cosa da tutti. Prendere per i fondelli il medesimo triste tonno sfogliando ami e dicendo - amo...non amo...amo! - rivela un certo sadismo e non solo nei confronti del tonno. Reiterare infine la carogneria del protagonista facendogli sbafare a coltellate un tonno al suo stesso funerale, davanti ai suoi parenti addolorati, per poter arrivare a dire che - sono sempre i migliori che se ne vanno - può addirittura portare a pensare che ci sia stato un equivoco in merito al concetto di "campagna per il tonno". 
E forse ha portato qualcuno a chiedersi se il cinismo e la tetraggine sono le leve migliori per aumentare le vendite delle sue scatolette. Può darsi che sia nato così uno di quei tipici mostri che prendono vita quando certi clienti riescono a impossessarsi di bisturi, sega, ago e filo e cominciano a smanacciare  a casaccio nel tentativo di creare la creatura perfetta. Il risultato è che il bastarderrimo marinaio, sempre mangiando con la grazia di un punkabbestia, non si accanisce più con i poveri tonni, ma si limita a provocare Nettuno dicendogli che non è più il re dei mari. E perché? Ma perché l'hanno detto i consumatori, accorsi inferociti in massa sulla scogliera per gridarlo tutti insieme agitando la scatoletta. Va bene, i tonni saranno rispettati, ma a noi chi ci pensa? 




20 ottobre 2010

Risate matte a cuor leggero

Una volta uscito definitivamente dall'infanzia e dalla bocca buona in fatto di humor inevitabile a quell'età, ogni qualvolta mi è capitato di sfogliare un qualsiasi numero de "La Settimana Enigmistica" non ho più potuto fare a meno di chiedermi chi diavolo potesse mai arrivare a ridere, o anche soltanto a sorridere, alla vista di certe vignette. Soprattutto quelle del tipo "senza parole". Scenette quasi sempre ambientate tra le mura domestiche, raffiguranti situazioni paradossali di una tale banalità da farmi puntualmente sospettare d'aver trascurato un dettaglio fondamentale per far scattare la risata. Invece no, nessun dettaglio, tutto quello che c'è da vedere è tutto lì e, nelle intenzioni dell'autore, dovrebbe essere più che sufficiente per farmi scompisciare.

Per spiegarmi meglio, proverò a fare un esempio: in cucina, una donna sta aspettando che il suo toast sia espulso dal tostapane indossando un guanto da baseball, per la paura che il toast voli chissà dove. 
Da ammazzarsi dal ridere, vero?
Ho detto una donna col guanto da baseball, ma avrebbe anche potuto essere un uomo con un retino da farfalle davanti al forno, e l'effetto esilarante sarebbe stato il medesimo. Ho reso l'idea, con questi esempi?

Bene, vi confesso che non sono miei: li ho rubati alla D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO, più precisamente ai due soggetti della campagna stampa per il lancio dei Cuor Leggeri Amadori uscita in questi giorni. Differiscono dalle vignette di cui sopra soltanto perché in questo caso i toast non sono toast, le parole, ahimè, ci sono, e per l'interpretazione affidata, anziché alla matita di un vignettista bulgaro, a qualcosa di ancor più inespressivo: due esseri umani impagliati in posa.
Il risultato è piuttosto imbarazzante, ma finalmente io ho capito chi è che ride con "La Settimana Enigmistica".




7 ottobre 2010

Coraggio da leone

La storia ci insegna che le grandi catene di vendita di elettrodomestici e affini, quando viene il momento di far pubblicità, non riescono a sganciarsi mai del tutto da una visione aiazzonesca della comunicazione. E' più forte di loro. Il Dogma del Cumenda esige che il teatro di ogni azione sia il punto vendita, la sua scintillante immensità, i muri di schermi lcd, i corridoi percorsi da finti acquirenti che si aggirano beati in quel paradisiaco mercato della tecnologia a ottimo prezzo, marchiato in ogni centimetro disponibile per distinguerlo da una concorrenza perfettamente identica, se non per il colore delle polo indossate dai gentilissimi, competentissimi, piacevolissimi addetti alla vendita. Quelli che nella realtà, per ottenere la loro svogliata attenzione, vanno inseguiti e catturati con le stesse difficoltà di una caccia al muflone a mani nude.

Stabilita quindi la location, le carrellate sui prodotti, le panoramiche sull'area tv-lcd, il pack-shot sull'offerta del momento e magari un bel totalone in esterno del megacubo con ampio parcheggio, la strada verso la creatività è spianata. Rasa al suolo. 
Alla fortunata agenzia al lavoro non rimane che decidere chi o che cosa darà spettacolo per una manciata di secondi su questa magnifica ribalta. La fervida fantasia dei creativi si potrà scatenare nella ricerca dell'idea vincente, come ad esempio quella di usare un simpatico testimone scelto con cura tra i pochi rimasti ancora senza ingaggio. 

La Max Information non si è voluta accontentare e ha cercato con tenacia la chiave di una comunicazione originale quanto potente  sinché non l'ha trovata nella figura di un fiero leone con camicia e giubbotto ma senza le mutande, perché è così che un cliente si sente da Euronics (come un leone, non senza mutande), anche se non è chiaro il perché. 
E siccome un'idea di questo calibro si meritava un trattamento all'altezza, ecco la magia della più sofisticata animazione in 3D regalarci un animale umanizzato veramente impressionante per realismo, espressività e movimento, la cui unica pecca, a volerla trovare, sta proprio nella perfezione, che forse ci ricorda troppo le più strabilianti creazioni firmate Pixar. Una somiglianza accentuata anche dalle folgoranti battute da applauso a scena aperta: 
- Come ti chiami? Napo…leone - - Ma lei sa tutto! Tutto no…bonaparte -.

Che ci siano dietro gli stessi cervelli? In ogni caso, i miei complimenti.


4 ottobre 2010

Incidenti sul lavoro. Creativo.

Di solito, quando a un creativo arriva un brief per una campagna sociale egli si dimostra piuttosto contento per svariati motivi. Innanzitutto, occuparsi una tantum di una buona causa lo distrarrà per un po' dal prodotto/cliente su cui si sta incancrenendo da tempo immemore. In secondo luogo, la leggera ripulitura di coscienza causata dal nobile impegno lo farà sentire più buono e la bontà stempererà parzialmente il fiele della quotidiana frustrazione. Ma ciò che più lo stuzzicherà sarà la segreta speranza di riuscire per una straccia volta a realizzare una campagna di quelle buone e belle. Magari non proprio all'altezza di quelle su cui sbava sfogliando certi Archive, ma comunque una bella roba che nel portfolio farà la sua figura.
E' una speranza che ritengo doveroso coltivare sempre e comunque, con una sola eccezione: quando il committente è un Ministero Italiano Di Qualunque Genere e Importanza. In questo caso, il creativo farà bene a mettersi il cuore in pace e a cogliere filosoficamente l'occasione per vedere sotto una nuova luce, rivalutandolo, il suo porco lavoro di ogni giorno. Per una cosa da Archive sarà più facile aspettare il brief di una setta satanica o emigrare all'estero.

Un buon esempio recente è la "Campagna Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro" a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzata dalla Acciari Consulting, prestigiosa struttura romana di "Esperti in Marketing della Comunicazione e dello Sport".
Sorvolo sulle perplessità che mi suscita una campagna per la sicurezza sul lavoro indirizzata al lavoratore più  che all'imprenditore (tre a uno, e quell'uno suona tanto come un contentino), al quale si chiede di pretenderla come se si trattasse dello scontrino al bar, e mi limito ad osservare l'esemplare esecuzione del messaggio.

Tanto per cominciare (malgrado sia difficilissimo decidere da dove), il copy rappresenta un interessante, trasgressivo tentativo di ribellione ai canoni Archive di cui sopra. Basta con le pagine a tutta foto e due paroline due di titolo in corpo 10: la parola d'ordine è scrivere tutto quello che ci va di scrivere, ovunque ci sia posto e anche dove non ce ne sarebbe, purché l'effetto finale sia destabilizzante. Confesso che mi affascina molto la posizione della scritta "Sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica", un elemento  così fondamentale  per la riuscita del messaggio da meritarsi il posto fisico dell'headline. Ma anche la frase di circostanza buttata lì sul post-it ha il suo fascino perverso, un po' per la prosa da impresario funebre e un po' per quell'uso finto vero del foglietto giallo che ricorda tanto i direct mailing Postal Market di un tempo. A voler guardare, più o meno lo stesso tempo in cui si usavano ancora le polaroid e ancora tante donne buttavano via il proprio cognome dopo il matrimonio, proprio come Marina Oriani (operaia tessile) e Giovanna Rizzi (infermiera). Un tocco vintage compensato dall'estrema modernità delle fotografie ma soprattutto della scelta cromatica per i riquadri di testo, fortemente segnaletici come solo gianduia e nocciola sanno esserlo. Ma anche la cacca, ora che ci penso.













28 settembre 2010

La conta della patate 2

Ho aggiornato la lista delle nostre patate con i testimonial suggeriti dai commenti, anche per tirare qualche somma e relative considerazioni.
Senza un grosso sforzo, senza condurre ricerche ma soltanto in base alla memoria più recente, abbiamo messo insieme una lista di testimonial in attività nel 2010.
Le cifre che ne risultano sono agghiaccianti: 34 aziende per 53 prodotti affidano la loro comunicazione a 80 testimonial.
Considerando che non abbiamo minimamente preso in considerazione il grande serbatoio delle campagne internazionali del settore moda-profumi-occhiali-gioielli-orologi con i suoi divi e le sue dive, che ci siamo di fatto limitati al ben visibile televisivo e che alla fine dell'anno manca ancora un trimestre (peraltro contenente panettoni e affini) i numeri sono sicuramente in difetto. 
Sarebbe bello sapere cosa succede fuori dal paese dei cachi. Qualcuno lo sa?


Belén Rodriguez /Christian De Sica: Tim

Hillary Blasi / Francesco Totti / Luca e Paolo: Vodafone 
Fiorello: Infostrada + Sky
Giorgio Panariello /Vanessa Incontrada: Wind 
Aldo Giovanni & Giacomo: Wind 
Michelle Hunziker /John Travolta: Telecom 187 
Claudio Bisio: 892424 Pagine Gialle 
George Clooney: Nespresso
Dustin Hoffman: Caffè Vergnano            
Sabrina Ferrilli: Poltronesofà 
Alessia Marcuzzi/Geppi Cucciari: Danone Activia 
Ciro Ferrara: Danone Danette
 Raffaella Carrà: Danone Danacol 
Natasha Stefanenko: Danone Vitasnella 
Carlo Conti: Danone Actimel 
Stefania Sandrelli: Danone DanaOs 
Vittoria Cabello: Crodino
Cristina Chiabotto: Acqua Rocchetta 
Alessandro Del Piero: Acqua Uliveto
Paola Cortellesi: Acqua Brio Blu 
Cassano, Pato, Legrottaglie, Cambiasso…etc. : Sky calcio           
Martina Colombari/Billy Costacurta: Roncato                      
Antonella Clerici/Enrico Montesano: Grand Soleil                       
Paolo Bonolis/Luca Laurenti: Lavazza 
Fabio De Luigi: Dixan 
Gialappa's band: Intesa San Paolo 
Benicio Del Toro/Caroline Correa: Magnum Algida 
Uma Thurman: Giulietta Alfa Romeo 
Valentino Rossi/Paolo Cevoli: Fastweb 
Ricky Tognazzi: Ponti 
Veronica Pivetti: Acchiappacolore Grey
Elio e le storie tese: Cynar 
Gerry Scotti: Riso e pasta Scotti 
Federica Pellegrini: Pavesini 
Gerard Depardieu: Cirio 
Fiona May e figlia: Kinder fetta al latte 
Andrew Howe: Kinder Bueno
Alex Schwazer: Kinder Pinguì 
Valentina Vezzali: Kinder Cereali 
Licia Colò: Kinder Cioccolato  
Josefa Indren: Kinder Delice  
Gianluigi Buffon: Kellog's Coco Pops 
Raul Bova e consorte: Alitalia 
La Premiata Ditta: Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture
Carolina Kostner: GrissinBon
Manuela Arcuri/Gabriel Garko/Massimo Ghini: Poste Italiane 
Marco Melandri/Marco Simoncelli: Prink 
Giorgio Chiellini/Marco Materazzi: Mediaworld promozione mondiali 
Silvio Berlusconi: Ministero del Turismo Italiano (solo in voce)
Mina: pasta Barilla (solo in voce)


 

21 settembre 2010

Un pezzo della collezione estate Armando Testa

Anche se tra pochi secondi l'estate sarà ufficialmente finita e tra un paio di giorni ci ritroveremo già a comprare il panettone, vale la pena di fare un salto indietro alle calde serate zanzarose in cui uno spot ci suggeriva con garbo l'acquisto di un condizionatore d'aria Daikin, marca che imparammo a conoscere anni fa grazie a una comunicazione affidata a uomini sudati con la testa di cammello.

Conformemente a uno dei motti più in voga nella pubblicità italiana, cioè quello che recita "Tutto è peggiorabile, basta chiedere", i ruminanti in camicia e cravatta a un certo punto vennero abbandonati nel deserto e sostituiti con un insipido svolazzo di farfalle blu fuoriuscite dal condizionatore (che probabilmente si era riempito di bruchi blu per cause inspiegabili).

Dopodiché, in occasione del lancio del modello "Ururu Sarara" (che non è un tormentone dei Fichi d'india ma vuol dire "umidifica-deumidifica" in giapponese) le farfalle blu furono sfrattate e il condizionatore cominciò a ospitare goccioline d'acqua animate, le cui fattezze made in Japan m'impressionarono da subito. Con tutto il rispetto per il sol levante, raramente ho visto qualcosa di più inespressivo e lezioso al contempo, persino tra le mascotte delle Olimpiadi.

Con i loro teneri musini da soriano imbalsamato, a un tocco di telecomando le simpatiche goccioline planavano dal condizionatore per fare un concertino con i loro strumentini davanti ai proprietari dell'apparecchio stravaccati sul divano, una giovane coppia dalla vita privata così intensa da riuscire ad apprezzare l'evento, cantando con vocine da scoiattolino - Ururu...Sarara... -. Un brano toccante, in grado di snervare in pochi secondi anche i due sul divano, che infatti decidevano di rispedire a casa loro le goccioline con un altro tocco di telecomando.

Ma veniamo a quest'estate, durante la quale la Daikin ha deciso di ingolosirci con il design del suo nuovo modello Emura. E quando si dispone di un format con i controfiocchi, la declinazione in nuovi messaggi è un gioco da ragazzi. Ecco allora le ingegnose goccioline esibirsi in una sfilata di moda, già diventata un cult tra i telespettatori avvezzi al non modico consumo di cannabis, così come successo in passato per i Teletubbies. Cosa c'entri la moda con il design è un problema del tutto marginale, a fronte di uno spettacolo impossibile a descriversi e a vedersi (a meno che non si vada a sbirciare i disegnini nel diario di certe adolescenti) a causa dell'insopportabile tasso di melensaggine contenuto. Non solo: una nuova performance delle vocine da scoiattolo tradisce la perfida volontà di finire lo sfortunato spettatore: i patetici abitini sfilano sulle note di - Emura...Design...Emura...Design... -, per la gioia della padrona di casa e per la nausea del sottoscritto.
Quando lo speaker conclude dicendo - Daikin Emura: un pezzo da collezione - si può soltanto dargli ragione. Non a caso anch'io l'ho messo nella mia.

16 settembre 2010

La conta delle patate

I testimonial in pubblicità sono ormai come le patate in tempo di guerra. Ci si ingozza di quello in mancanza di meglio, sperando in tempi migliori e sognando pasti veri e variati.
Per ora, la fine della miseria d'idee non s'intravvede neanche lontanamente, e le patate, cucinate con più o meno fantasia e sapore, la fanno da padrone. Praticamente non si mangia quasi altro. In tv, può capitare di vedere un intero blocco di spot completamente affidato ai tuberi.

Per curiosità, ho provato a contare quelli in attività: l'elenco è impressionante, anche perché va molto di moda non accontentarsi di un solo testimonial per prodotto. Malgrado ciò, sono sicuro di averne dimenticati non pochi, quindi ogni aiuto per aggiornare la lista è più che ben accetto.

Belén Rodriguez /Christian De Sica: Tim
Hillary Blasi / Francesco Totti / Luca e Paolo: Vodafone
Fiorello: Infostrada + Sky
Giorgio Panariello /Vanessa Incontrada: Wind
Aldo Giovanni & Giacomo: Wind
Michelle Hunziker /John Travolta: Telecom 187
Claudio Bisio: 892424 Pagine Gialle
George Clooney: Nespresso
Dustin Hoffman: Caffè Vergnano           
Sabrina Ferrilli: Poltronesofà
Alessia Marcuzzi: Danone Activia
Ciro Ferrara: Danone Danette
Raffaella Carrà: Danone Danacol
Natasha Stefanenko: Danone Vitasnella
Carlo Conti: Danone Actimel
Stefania Sandrelli: Danone DanaOs
Vittoria Cabello: Crodino
Cristina Chiabotto: Acqua Rocchetta
Alessandro Del Piero: Acqua Uliveto
Paola Cortellesi: Acqua Brio Blu
Cassano, Pato, Legrottaglie, Cambiasso…etc. : Sky calcio          
Martina Colombari/Billy Costacurta: Roncato                     
Antonella Clerici/Enrico Montesano: Grand Soleil                      
Paolo Bonolis/Luca Laurenti: Lavazza
Fiona May e figlia: Kinder fetta al latte
Fabio De Luigi: Dixan
Gialappa's band: Intesa San Paolo
Benicio Del Toro/Caroline Correa: Magnum Algida
Uma Thurman: Giulietta Alfa Romeo
Valentino Rossi/Paolo Cevoli: Fastweb
Ricky Tognazzi: Ponti
Veronica Pivetti: Acchiappacolore Grey
Elio e le storie tese: Cynar

14 settembre 2010

Vittime del rap

Una volta, vedendo un qualunque umano esibirsi in plateali figure di cacca, mi succedeva di provare per il poveretto o la poveretta in oggetto una vergogna quasi insostenibile. Anche se il tutto accadeva lontano da me, dentro il teleschermo. Col passare degli anni, non so se per un inevitabile incremento del tasso di cinismo nel sangue o se per una maturata visione della responsabilità personale, il fenomeno si è ridotto fino a scomparire del tutto.  Almeno così credevo.

La performance di Ricky Tognazzi nello spot della Glassa Ponti mi ha riportato indietro nel tempo: non riesco a guardarla senza provare un penoso malessere e la voglia di essere altrove. Sarà che il buon Ricky mi è sempre stato simpatico, sarà che sia come attori sia come registi c'è in giro di molto peggio, il risultato è che mi piange il cuore a vederlo, seppur consenziente, precipitare di spot in spot lungo la china di un format inarrestabile nella sua discesa verso l'orrore profondo. Dalla maldestra citazione di una scena di Lost in translation degli esordi siamo infatti arrivati a una delle prove tradizionalmente più infelici nella storia della pubblicità italiana: il rap. Non si capisce perché, ma la tentazione di risolvere tutto con un rap di prodotto continua a mietere vittime da un paio di decenni.
Misteriosamente, c'è sempre qualcuno che ci cade puntualmente, e va ad aggiungere il suo rap alla nutrita compilation di quelli che l'hanno preceduto con i medesimi, atroci risultati. Un solo esempio per tutti: l'anziana che si dimenava nell'indimenticabile spot Fiat Uno Rap dei primi anni novanta. E lì c'era almeno una giustificazione, poiché Rap era l'infelice nome del modello.

In questo caso c'è caduta in pieno l'Armando Testa, la matrona delle agenzie italiane.
Ed è toccato al cinquantacinquenne Ricky Tognazzi, travestito come l'animatore più scrauso del più scalcagnato dei villaggi vacanze, dare vita a trenta secondi di purissimo imbarazzo per chiunque abbia un minimo di familiarità con il senso del ridicolo.
Mi chiedo cosa ne penserebbe papà Ugo. Ma anche papà Armando.

10 settembre 2010

Danone No Limits

Quand'ero giovane, cioè un'esagerazione fa, la pregiatissima Young & Rubicam era una delle prime quattro o cinque agenzie in cui uno avrebbe voluto conquistarsi una scrivania.
Non a caso, quando rifiutai come primo lavoro un posticino da apprendista copy (con tanto di rimborso spese di ben centomila lire mensili) alla Cato Johnson, che era un po' la sua portineria, per andare in campagna ad allevare cavalli, non pochi mi diedero serenamente del pirla.

Anche per questo mi sono convinto che la Young&Rubicam abbia da tempo cambiato gestione senza mettere il cartello, come succede in certe pizzerie che ti piacciono in cui improvvisamente tutto cambia in peggio, dalle facce dei camerieri a quella della quattro formaggi. Ti senti tradito, guardi la nuova insegna Piedigrotta  e scopri che hanno peggiorato pure quella e decidi di non andarci più.

Sono sicuro che ai tempi dei pizzaioli di una volta nessuno si sarebbe sognato di portare in tavola una fetenzia come il Concorsone Danone.
Invece quelli di oggi, dopo averci straziato lungo tutta la gamma di prodotti in vasetto o flaconcino della rinomata yogourteria francese con i gonfiori di panza della Marcuzzi, gli esilaranti siparietti della famiglia Ciroferrara, le difese naturali di Carlo Conti (purtroppo non -da- Carlo Conti), le acque della Stefanenko e, cosa ben più grave, dopo aver ridotto un mito dei maschi italiani quale Stefania Sandrelli alla grottesca immagine di una goffa signora pettinata come Chewbacca che si chiede se avrà assunto abbastanza calcio, oggi ci servono sul piatto un bel "we are the world" della testimonieria, per l'occasione capeggiato dall'immarcescibile Carrà, capace di riconciliarci, per finezza e originalità, con il palinsesto delle tv locali albanesi.
Troppo anche per Little Tony che, avrete notato, non fa più parte della sciagurata compagnia. C'è un limite a tutto, persino alla monnezza, persino quando la chiami trash per coprirne il tanfo.